
Bio

Chiara nasce a Roma nel 1984. Da bambina voleva fare la ballerina poi, crescendo, l’architetto, l’attrice, l’estetista…ha sempre avuto le idee un po’ confuse circa il suo futuro. Così ha seguito l’istinto, afferrando le diverse opportunità che ha incontrato lungo il suo cammino: ha lavorato come hostess per congressi, come assistente di produzione e per una società di organizzazione di eventi. Fino al grande incontro: quello con la scrittura. Oggi finalmente Chiara ha capito cosa vuole fare “da grande”…la scrittrice!
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Chiara Panzini si è laureata in scienze della comunicazione alla Sapienza di Roma.
In the Press…
Sotto anestesia
Sotto anestesia è un romanzo diverso, nello stile, nella attenta e complessa composizione, nella ideazione dei personaggi, descritti con acutezza e accuratezza, ai quali, insieme a un incombente velo di ambiguità e ambivalenza, sono conferiti uno spessore e una verosimiglianza degni di nota.
GIOVANNA BENTIVOGLIO, CULTURA E DINTORNI, PERIODICO DI INFORMAZIONE CULTURALE,
NUMERO 18/20 – DICEMBRE 2017

La testimone
Giovane scrittrice con il ‘pallino’ del noir, Chiara Panzini è al suo secondo romanzo edito da Cultura e dintorni, realtà vivace eproteiforme, sollecita alla cura di nuove voci. L’opera, che con efficace polisemia si intitola La testimone, è un giallo canonico dal sapore wasp, denso di riferimenti alla cultura d’oltreoceano sebbene ambientato nell’inglesissimo Lake District. Faro ineludibile, come rivela il proscenio, è il King di Shining o della serie di Holly Gibney, detective avvezza alla percezioni sensoriali. Così Judith Lay, protagonista del dittico di Panzini inaugurato da Sotto anestesia (2017), qui richiamato – in modo un po’ insolito – da note a piè di pagina che illustrano i riferimenti. Anche se inquadrabile con precisione, il teatro del racconto (un albergo “a U” di cui l’autrice riporta la planimetria) è volutamente sfumato, come a focalizzare l’attenzione sui tipi umani, la cui complessità è opportunamente scandagliata. Non tutti, però, subiscono un trattamento d’attenzione, segno che il modulo narrativo è del tutto poliziesco, con la ridda di caratteri ad affastellare la scena: c’è l’ospite solitario e ambiguo, la bella modello playmate, i proprietari dell’albergo effigiati come clan. I punti – chiave del genere si dispongono, inoltre, lungo linee convenzionali, sì che il lettore risulta avvinto, in qualche modo soggiogato, certo della soluzione prospettata dall’‘ispettrice’ (in realtà un’aspirante detective). È proprio la voce narrante uno degli elementi peculiari de La testimone, che rifiuta la terza persona in nome di una tecnica ‘immersiva’ in cui prendono corpo fenomeni di straniamento (Judith dubita di sé, deve ri-controllare le sue azioni) e brevi squarci di trama. Il morto – nodo centrale di tutti i gialli – è qui, se vogliamo, un catalizzatore di relazioni, lo strumento che consente a Panzini di alternare i piani del romanzo: da un lato la vita privata, con le sue sfumature relazionali, dall’altra il cruciverba dei fatti, in apparenza estranei ma destinati a incrociarsi. E poi le parole, di cui l’autrice conosce il potenziale, le rifrangenze semantiche. A cominciare dal titolo, che allude al doppio-ruolo della protagonista, testimone del delitto e di un matrimonio nato sghembo. O il sottotitolo, in cui Le indagini di Judith Lay assumono il valore di una duplice ricerca, tesa allo svelamento di verità conciliabili: quelle vere, reali, dell’effettivo misfatto, e quelle profonde, insondate, dell’animo umano.
GINEVRA AMADIO, PRISMA,
ANNO XII – NUMERO 400 – MAGGIO 2021

Incidente sulla Kings Avenue
Terzo capitolo della serie di libri gialli della collana Brividi & Suspense di Cultura e dintorni Editore dedicati alle indagini della giovane detective Judith Lay, la brillante protagonista nata dalla fantasia e dalla penna della scrittrice romana Chiara Panzini. I primi due libri, Sotto anestesia. Indagine di una detective per caso e La testimone. Le indagini della giovane detective Judith Lay, pubblicati rispettivamente nel 2017 e nel 2021, disegnano già a tutto tondo contorni e caratteristiche ben definiti destinati a rimanere indelebili nella mente come nell’immaginario dei lettori. Indissolubilmente legata per averci vissuto e fatalmente attratta dal mondo anglosassone con echi d’oltreoceano, Chiara Panzini, ambientando dunque tutti i suoi romanzi gialli nel Regno Unito e utilizzando la narrativa in prima persona, particolare che ancor più potrebbe far pensare alla protagonista come al suo alter ego, dà vita al personaggio principale caratterizzandolo sia fisicamente che psicologicamente: una giovane donna dei nostri tempi indipendente, determinata e volitiva e, insieme, molto sensibile con le sue fragilità e insicurezze, tutte caratteristiche che, nel renderla umana, umanissima, non possono non generare empatia e simpatia nei lettori anche i più disattenti.
Denominatori comuni delle sue opere, che vanno sottolineati ed evidenziati, una tensione morale, etica non moralistica e una scrittura piana ricca di dialoghi e caratterizzazioni dei personaggi. Se dunque, come un valore aggiunto, al di là di facili quanto banali generalizzazioni, Incidente sulla Kings Avenue è un romanzo declinato al femminile, per la compresenza dell’autrice e della protagonista, forti sono qui gli echi come i richiami e i rimandi alla tradizione classica della narrativa gialla da Agatha Christie a Edgar Allan Poe con la presenza del colpevole, vale a dire dell’assassino, dell’antagonista dunque del romanzo, della vittima e, naturalmente, dell’investigatore.
C’è poi, come appunto nella migliore tradizione del genere, dalla Signora Fletcher a Miss Marple a Hercule Poirot, l’annosa dicotomia tra l’investigatore, la detective in questo caso, che se nel primo romanzo della Panzini era “per caso” in questo terzo libro lavora per un’agenzia investigativa, e l’ispettore di polizia non in grado, come nei succitati casi di celebri figure immaginarie, di risolvere da solo il caso. In questo schema e con queste premesse opera Chiara Panzini che nel suo armamentario ha una notevole verve immaginativa, che le consente di concepire plot, situazioni e moventi di assoluta originalità, come in Incidente sulla Kings Avenue, e un particolare e originale dinamismo che riesce a imprimere alla sua scrittura con rocamboleschi colpi di scena, ricorso a false piste e continue individuazioni, quasi fino all’ultima pagina, di falsi colpevoli.
È proprio la particolarità del plot, tutto da scoprire e da non spoilerare in questa sede, che dà origine al titolo di questo nuovo libro giallo di Chiara Panzini il maggior indizio del suo talento cui auspichiamo un futuro roseo ricco di successi e grandi soddisfazioni.












